Mancato trattamento delle acque reflue, nuova infrazione dell’Europa per 175 agglomerati siciliani

  • 13 aprile 2015
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acque-reflue-250x201Il provvvedimento della Commisione europea segue due condanne per lo stesso motivo nel 2012 e nel  2014: Si accertino eventuali responsablità penali e se qualcuno ha colpe, paghi!

Presentate denunce alle Procure di mezza isola!

Come Movimento 5 Stelle crediamo che l’ambiente, lo spazio in cui quotidianamente viviamo, è la base da cui partire per garantirci (anche egoisticamente) la possibilità di vivere meglio. Certo la nostra costituzione lo dice chiaramente – Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione – a cui si associano numerose sentenze della corte costituzionale.

In quest’ambito rientra la nostra attività di monitoraggio sul tema del trattamento delle acque reflue.

Il 26 marzo 2015 la Commissione europea ha inviato all’Italia un parere motivato in merito alla procedura di infrazione 2014_2059 riguardante il non raccoglimento ed il non trattamento delle proprie acque reflue urbane. Il nostro paese, relativamente alla materia in oggetto, ha già subito due condanne dalla Corte di Giustizia europea, in particolare sulle procedure di infrazione 2004_2034 e 2009_2034. L’inottemperanza riguarda molte città della nostra penisola. Su questo, v’è da sottolineare come numerosi agglomerati oggetto dei tre contenziosi avviati da Bruxelles, si trovino proprio in Regione Sicilia (27 in Abruzzo, 41 in Basilicata, 2 nella Provincia di Bolzano, 130 in Calabria, 115 in Campania, 10 in Emilia Romagna, 8 in Friuli Venezia Giulia, 6 nel Lazio, 9 in Liguria, 115 in Lombardia, 46 nelle Marche, 3 in Piemonte, 37 in Puglia, 64 in Sardegna, 175 in Sicilia, 42 in Toscana e 2 in provincia di Trento).

Il parere motivato è l’ultima fase della procedura che precede l’esame della Corte di Giustizia Europea al fine dell’emissione della sentenza di condanna con le relative sanzioni; Al fine di uscire dalla procedura d’infrazione si deve presentare,  per ogni agglomerato risultato non conforme alla Direttiva 91/271/CEE, la documentazione di avvenuto collaudo delle opere realizzate per raggiungere la conformità (completamento reti fognarie, collettamenti e/o impianti depurazione). Nel caso in cui le opere non possano essere completate entro l’emissione della condanna da parte della Corte di Giustizia Europea è necessario presentare un cronoprogramma dettagliato degli interventi necessari per la risoluzione dei problemi di ciascun agglomerato; tutti i cronoprogrammi dovranno concludersi entro il 31/12/2015, data in cui la Direttiva 2000/60/CEE prevede il raggiungimento di obiettivi di qualità sulle acque.

Alla luce dei continui richiami della Commissione europea ovvero delle condanne della Corte di Giustizia, ritengo che i diversi contenziosi e le diverse sentenze dell’Europa nei confronti dell’Italia in materia di acque reflue urbane, non possono lasciarci inermi. Proprio per questo – e considerando che centinaia di agglomerati oggetto degli ammonimenti della Commissione europea, si trovano proprio in Regione Sicilia – ho deciso di inviare una segnalazione a tutte le procure della Repubblica competenti per il territorio siciliano. In particolare chiedo alla Magistratura di accertare se nei fatti esposti – ed in modo particolare nelle condotte che hanno determinato le condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza del 19 luglio 2012, causa C-565/10 e la sentenza del 10 aprile 2014, causa C-85/13, e l’apertura di una nuova procedura d’infrazione n 2014_2059 – ricorrano ipotesi di reato perseguibili penalmente. Conseguentemente di procedere, per i reati eventualmente accertati, nei confronti dei responsabili delle violazioni della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane, che sono dettagliatamente elencate nelle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sopraesposte e nella lettera di messa in mora di cui alla procedura d’infrazione n 2014_2059. Tale iniziativa è da ritenersi doverosa, anche alla luce di quanto negli anni accaduto in merito alla costruzione dei 4 inceneritori siciliani, infatti su quella vicenda la Procura di Palermo decise di avviare un’indagine solo nel 2010 vale a dire quando l’ex assessore Piercamillo Russo presentò ufficialmente una denuncia, mentre la Magistratura poteva già muoversi nel 2007 quando la Corte di Giustizia europea dichiarò nullo il bando di gara per la realizzazione dei termovalorizzatori. Tale notevole ritardo inficerà, molto probabilmente, su tutta l’indagine visto che la prescrizione è dietro l’angolo. Anche per questo, in merito alla acque reflue, ho deciso di informare tutte le procure della Repubblica sui contenziosi ovvero sulle sentenze che arrivano dall’Europa, nella speranza che nessuno in futuro possa più dire di non saperne nulla. Ci auguriamo infine che si riesca ad assegnare le responsabilità delle eventuali sanzioni ai soggetti inadempienti e non si proceda a commissariamenti facili o a scaricare le eventuali multe in maniera indistinta sui cittadini.

Le segnalazioni alle procure della Repubblica sono state firmate dai seguenti deputati:

Claudia Mannino (prima firmataria), Azzurra Cancelleri, Chiara Di Benedetto, Giulia Di Vita, Francesco D’Uva, Giulia Grillo, Marialucia Lorefice, Loredana Lupo, Maria Marzana, Riccardo Nuti, Gianluca Rizzo, Alessio Villarosa, Stefano Vignaroli.

Gli agglomerati siciliani oggetto delle due diverse condanne della Corte di Giustizia dell’Unione europea sono i seguenti: Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini, Partinico, Trappeto, Misterbianco, Aci Catena, Misterbianco, Adrano, Catania ed altri, Giarre, Mascali, Riposto, Caltagirone, Aci Castello, Acireale ed altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porte Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e Asi Palermo, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta, Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 1, Messina, Messina 6, Scordia, Militello Val di Catania, Palagonia, Macchitella, Niscemi, Riesi, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Ribera, Bagheria, Misilmeri, Monreale, Termini Imerese, Trabia, Avola, Ragusa, Campobello di Mazzara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo D’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Gioiosa Marea, Milazzo, Patti, Rometta, Scicli, Pace della Mela, Piraino, Roccalumera, Sant’Agata Militiello e Consortile Torregrotta.

Gli agglomerati siciliani oggetto della nuova procedura di infrazione, la 2014_2059, riportati nella lettera di messa in mora inviata all’Italia, sono 175, l’ubicazione è consultabile al seguente link: http://www.acqua.gov.it/fileadmin/Documenti/Procedura_di_infrazione2014-2059.pdf

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