Palermo differenzia 2: stanchi di aspettare, inviata diffida

  • 21 settembre 2015
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Era il 4 dicembre del 2013 e, in piena emergenza rifiuti a Palermo, veniva siglato un protocollo tra Comune, Regione, CONAI e Commissario straordinario per avviare il progetto di differenziata porta a porta per ulteriori 130.000 cittadini, chiamato Palermo differenzia 2.

Pensate l’impatto positivo per la gestione della discarica Bellolampo di un simile progetto: la media di raccolta differenziata a Palermo è inferiore al 10% mentre nella zona del porta a porta (Palermo differenzia 1, 130.000 cittadini) si supera il 50%.

Nel gennaio 2015 è stato stipulato il contratto tra RAP, Comune, Regione e impresa aggiudicataria per l’avvio operativo del progetto. Già da mesi si susseguivano gli annunci dell’avvio del progetto. Il dato di fatto è però che Palermo differenzia 2 ad oggi non è partito.

Venerdì scorso in una nota del Comune di Palermo che riscontrava una delle  nostre tante richieste, ci veniva comunicato che gli uffici sono in questi giorni impegnati nelle attività di collaudo per il lancio del porta a porta in zone quali Strasburgo, Politeama-Massimo, Borgo Vecchio, Costa sud.

Oggi, visto che i termini per l’avvio del progetto sono trascorsi e che, sulla base degli incontri che abbiamo effettuato in questi mesi ci sembra vi sia un rimpallo di responsabilità tra Regione, Comune-RAP e Conai, abbiamo inviato una diffida a queste amministrazioni, dando loro 30 giorni per avviare il progetto. In mancanza del risultato provvederemo a depositare esposto presso la Corte dei conti per il danno erariale legato al maggiore conferimento di rifiuti in discarica e ai minori introiti per la vendita dei materiali differenziati che la città sta patendo per il ritardo del progetto (finanziato interamente con fondi statali).

Gli impegni che l’Amministrazione pubblica prende devono essere mantenuti. Come sempre utilizzeremo ogni strumento in nostro possesso per garantire risultati e utilizzo efficace delle risorse pubbliche.

AGGIORNAMENTO

Dopo qualche ora dall’invio della nostra diffida e del comunicato stampa, la RAP e l’Assessorato regionale energia e rifiuti sono intervenuti pubblicamente, scaricando vicendevolmente le responsabilità. Al momento a noi poco interessa, se entro 30 giorni il progetto non sarà avviato, spetterà alla Corte dei conti e alla Procura valutare a chi imputare la colpa di tale ritardo. Almeno adesso le amministrazioni coinvolte sanno di avere gli occhi puntati addosso.

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