L’abuso Persistente: i contributi raccolti

  • 20 aprile 2016
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l'abuso persistente.Per prima cosa voglio ringraziare i relatori che hanno accettato di far parte del panel che lunedì 11 u.s. ha costituito la tavola rotonda organizzata proprio per mettere attorno ad un tavolo tecnici ed istituti che autonomamente fanno o hanno fatto un lavoro di altissimo livello ma che a mio avviso sembrano non comunicare e relazionarsi tra loro e conseguentemente il lavoro fatto rischia di cadere nel dimenticatoio.

Alla luce dei preziosi interventi di questa tavola rotonda voglio ribadire con gran forza che il problema principale nella lotta all’abusivismo edilizio risiede nell’inerzia degli enti locali preposti alla vigilanza e al contrasto e completamento delle pratiche abusive; è altrettanto chiaro il ruolo della disconoscenza da parte delle stesse degli strumenti finanziari messi a loro disposizione per portare a termine le procedure sanzionatorie e le ordinanze di demolizioni degli immobili abusivi, procedendo quindi al ripristino dei luoghi.

Lo diciamo ancora, i fondi ci sono:

Altro grande nodo della questione è la mancanza di comunicazione, la condivisione pressoché assente dei dati relativi alle procedure sanzionatorie così come lo stato delle ordinanze di demolizione a cui si aggiunge la prevaricazione al limite del legale delle disposizioni delle amministrazioni locali sulle normative statali su cui, per esempio, la Corte dei Conti in Sicilia sta facendo puntuali verifiche.

In quanto alle leggi, lo abbiamo detto molte volte e gli esperti concordano: le norme ci sono, bisogna solo applicarle! Poniamo al primo posto quanto introdotto con un mio emendamento allo Sblocca Italia (commi 4-bis, 4-ter e 4-quater art. 31 DPR 380/2001) che introduce le sanzioni per chi non esegue le ordinanze di demolizione: una sanzione da 2000 a 20000 euro da destinare esclusivamente al rifinanziamento di un fondo comunale destinato alla demolizione degli immobili abusivi.

Per risolvere il problema serve una volontà politica precisa: noi porteremo avanti atti ed azioni volti esclusivamente al rispetto delle norme vigenti tra cui:

  • la creazione di un fondo presso il Ministero delle Infrastrutture per sostenere i costi di demolizione vincolato ad una spesa preventiva
  • la promozione nella conferenza Stato-regioni di un coordinamento sulle politiche abitative
  • un protocollo d’intesa che porti alla fissazione di buone pratiche per uniformare le procedure e condividere le informazioni.

Per fare ciò serve un unico strumento efficace: il “Big Data” cioè l’informatizzazione di tutte le procedure, la costituzione di un’agenda digitale e della banda larga un unico strumento per un contrasto efficace all’abusivismo: l’istituzione di una piattaforma digitale che garantisca la comunicazione tra tutti i livelli istituzionali e velocizzi le attività della magistratura e delle amministrazioni locali.

banalmente si tratta di garantire dei livelli essenziali di decoro urbano, il “diritto alla città” per dei cittadini di oggi e quelli a venire.

Questa è la visione che come M5S vogliamo portare avanti sia come scelta etica e di giustizia nei confronti dei cittadini che si ostinano a rispettare le regole comuni (a partire dai piani regolatori comunali) sia per non continuare ad essere il fanalino di coda d’Europa la quale, mentre noi siamo ancora fermi a come completare 30 anni di sanatorie incomplete e migliaia di immobili abusivi da abbattere, sta già pensando al dopo il 2020  con quella che sarà la nuova programmazione urbana europea.

Infine volevo condividere con voi una sintesi degli interventi avuti durate la tavola rotonda (che a questo link potete ascoltare e rivedere integralmente grazie al contributo di radio radicale che ha voluto registrare l’intero evento):

– Dott. L. Bellicini: in tutto il mondo esiste una vera e propria “cultura dell’abusivismo” determinata dai grandi flussi di popolazione. Fenomeni di “urbanismo popolare” si scontrano con il modello pianificato, strutturale. In Italia si parla ormai di “pianificazione incrementale”: si lascia andare, non si pianifica più nulla (a media e lunga scadenza) ma si tenta di “aggiustare” in un secondo momento ma aggiustare è complicato e i costi sono elevati. Alla cultura dell’abusivismo in Italia si aggiunge la “cultura del perdono” la cui realizzazione massima è stata il condono. I condoni alimentano l’abusivismo (a questo link i materiali condivisi dal Dott. Bellicini – CRESME).

– Prof. B. De Bernardinis: l’abbandono del suolo genera l’abusivismo, lo dimostrano i numerosi e puntuali studi e rapporti dell’ISPRA. Più vediamo, più possiamo comprendere la morfologia dell’uso del territorio legale ed abusivo. Tra 2008 – 2013 cambiamento dell’uso del suolo, l’uso urbano è incrementato oltre il 4%. Un rapporto ufficiale ogni anno, stilato a partire dalle osservazioni condotte con le tecnologie più moderne, per informare sull’uso e la trasformazione del suolo nel corso del tempo e che consideri aspetti chimici, fisici, biologici ma anche sociali ed economiche della popolazione (a questo link la presentazione del Prof. De Bernardinis – ISPRA).

– Prof. P. Berdini: anche per l’abusivismo l’Italia non è tutta uguale. Al sud (qui rientra anche Roma) si parla di abusivismo in riferimento alla costruzione di interi quartieri da cielo a terra, non già, come più spesso al nord, in termini di riqualificazione. Il condono è stato deleterio per le finanze dello Stato, al contrario degli slogan promotori che sostenevano il condono quale strumento di rimpinguamento delle casse statali. Le sanzioni applicate dal condono non sono state in grado di coprire i costi previsti per i processi di urbanizzazione (circa 24000 euro per ogni immobile), quella “minuta”, essenziale (quindi di costruzione fognature, marciapiedi, fornitura illuminazione pubblica ecc.) a cui lo stesso Stato ha dovuto provvedere, per non parlare dei costi di gestione (per esempio l’adattamento reti del trasporto pubblico). Ha inoltre portato ad esempio dello stato dell’arte alcune azioni parlamentari che invece di andare nella direzione della legalità e della salvaguardia del nostro parse (e dell’art. 9 della Costituzione) vanno a screditare i soggetti preposti al controllo ed alla salvaguardia dei territori.

– Prof. T. Montanari: il rapporto tra l’Italia ed il nostro patrimonio artistico è paradossale. Da lungo tempo due “Italie” si fronteggiano: da un lato la difesa del valore pubblico dei luoghi storico-artistici, dall’altro le comodità, le utilità dei privati. In riferimento alla legge obiettivo del 2001 di Silvio Berlusconi ha incoraggiato un’attitudine “padrone in casa propria”, la prevaricazione degli interessi del privato sui diritti del pubblico. La semplificazione quale raggiro delle regole statali caratterizza in massima misura le pratiche di tutela del privato nei casi di abusivismo edilizio.

– Ing. G. Storto: la causa dello sviluppo dell’abusivismo è la rinuncia da parte del livello istituzionale. Il condono non ha fermato l’abuso, lo ha incoraggiato. Le smagliature delle stesse norme consentivano di uscire dalla maglia repressiva. L’impatto delle norme che accompagnarono il condono è stato vanificato dall’insorgenza di letture interpretative varie e differenti. La norma va ripresa, rivista; il condono fa parte dell’incultura nel governo del territorio, ha una legittimità culturale. Negli ultimi anni solo norme di repressione e controllo, nessuna previsione di pianificazione preventiva (Immagine condivisa).

– Arch. P. Colletta: “cultura della pratica illegale”: nessuna applicazione delle sanzioni, nessuna demolizione. Ma il sistema normativo vigente per il contrasto e la prevenzione dell’abusivismo edilizio è sufficiente ed efficace, serve solo volerlo applicare. Le tre grandi “i”: inerzia, inefficienza ed incompetenza nelle pubbliche amministrazioni invalidano questo sistema (in particolare nei controlli e procedure di repressione). Il nostro paese è caratterizzato da un sentimento di “insofferenza alle regole” accompagnato da un numero troppo elevato di norme alla base di casi di corruzione. Serve banca dati sull’abusivismo, trasparenza: se si conosce si può affrontare il problema concretamente (a questo link la presentazione dell’Arch. Colletta ed il testo a supporto del suo intervento).

– Prof. G. Roma: L’inerzia amministrativa è solo uno dei fattori di diffusione delle pratiche abusive, portato della speculazione e della diseducazione dell’Italia. L’abusivismo distrugge le periferie: per periferie vivibili sono necessari servizi essenziali quali strade asfaltate, impianti pubblici d’illuminazione, reti idriche e fognare che l’insorgenza improvvisa di agglomerati di costruzioni illegali non permette di organizzare. La dimensione metropolitana è fuori controllo. È fondamentale riprendere a pianificare le nostre città anche perché ci appropinquiamo ad un assurdo normativo che vuole istituire le città metropolitane ma senza alcuna riflessione o strumenti urbanistico che permetta la condivisione delle scelte e degli strumenti.

– Prof. C. Cellamare: 1/3 del tessuto urbano di Roma è abusivo. L’abusivismo era una volta una risposta alle esigenze abitative che lo Stato non era in grado di soddisfare; oggi è piuttosto un sistema socio-economico per lo sviluppo insediativo il quale è necessario tornare a pianificare (a questo link la presentazione del Prof. Cellamare).

– Dep. E. Realacci: per contrastare l’abusivismo è necessario procedere alle demolizioni. Abbiamo richiesto notizie sulla relazione annuale mai vista e richiesta alle regioni sullo stato dei procedimenti sanzionatori e delle ordinanze di demolizione. La semplificazione normativa è necessaria, con ciò non si intende una “deregulation”. Alcun dubbio che il condono abbia incoraggiato l’abusivismo. L’idea di Italia sta cambiando, riferimento a Vinitaly ed al Salone del Mobile come modelli di “bellezza” italiana a cui aspirarsi.

– Arch. S. Rizzo: Il problema è la sostanziale allergia alle regole, i primi che non le rispettano sono proprio coloro posti all’osservanza delle regole, addirittura alla loro creazione. L’abusivismo è consenso elettorale. La responsabilità più grave è quella delle pubbliche amministrazioni che hanno sostenuto la speculazione edilizia attraverso piani regolatori inadeguati. In Italia manca la “cultura dell’amministrazione”. E’ necessaria una sola legge ben fatta, quella sul consumo del suolo, legata alla responsabilità profonda della politica.

ed infine le mie conclusioni e l’attività parlamentare sul tema (pdl Suolo e Pdl Falanga)!

Il tema va assolutamente portato avanti in ogni sede sia perché lo chiede la legge sia perché lo si deve a tutti coloro con quotidianamente si impegnano a rispettare la legge ed a pagare tasse e contributi che gli vengono chiesti ed imposti dalle istituzioni.

Come sempre resto a disposizione di tutti coloro che volessero contribuire a questo semplice ma impegnativo lavoro.

 

link che hanno condiviso l’iniziativa:

http://www.gdc.ancitel.it/8254-2/

 

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