Periferie: pianificare è la soluzione per garantire il “diritto alla città”

  • 27 luglio 2016
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diritto alla città

Tra i temi più importanti, tutelati e sviluppati nel corso della mia attività in Parlamento, c’è lo stato e lo status delle periferie urbane, da sempre simbolo di degrado ed abbandono. Lo scorso lunedì sono intervenuta in occasione della discussione generale per la creazione di una commissione di inchiesta sullo stato di sicurezza e degrado delle città italiane e le loro periferie che oggi è venuta a costituirsi. Il provvedimento è stato approvato con il contributo M5S concretizzato in due miei emendamenti: il primo ha disinnescato la logica punitiva basata sull’idea di un rapporto di causalità tra periferia e delinquenza; il secondo ha innovato la prassi, permettendo di rendicontare le spese direttamente in commissione e quindi renderle pubbliche attraverso i suoi resoconti stenografici.

Il punto centrale quando si parla di periferie  è per me il recupero, doveroso e responsabile di queste zone nelle quali, a ben vedere l’operato del governo nazionale, sembrano abitare e vivere cittadini di “serie b”: l’idea comune che si ha di periferia nasce dalle pratiche di abbandono del territorio, siano queste politiche, economiche sociali. Al limitare delle grandi città, nascono degli aggregati urbani che si caratterizzano per la mancanza totale di pianificazione e controllo del territorio. Le periferie mancano spesso di servizi essenziali, collegamenti, spazi di aggregazione e molto spesso sono sequestrate dalla criminalità locale che di fatto, si sostituisce ad un ente organizzatore e di controllo. Il degrado ambientale, sociale e antropologico in cui oggi riversano le periferie del nostro Paese è a mio avviso imputabile alla mancata volontà di pianificazione del territorio, di controllo concreto da parte dell’autorità statale che in quei luoghi è un fantasma; cittadini lasciati soli tentano di gestirsi in autonomia, spesso privati dei servizi essenziali.

Parlare di periferie è un dovere civile e l’abbandono del territorio ha privato i cittadini del “diritto alla città”: la pianificazione urbana e sociale è venuta meno senza il rispetto dei piani regolatori comunali, l’assenza dei piani di coordinamento provinciali per arrivare ai leggendari piani paesaggistici regionali. Da palermitana, voglio portare un esempio, lo Zen: 16.000 abitanti dimenticati, un paesaggio impossibile un luogo in cui la crisi sociale si salda con la crisi ambientale. La richiesta collettiva e non solo palermitana è l’accesso ai livelli essenziali delle politiche pubbliche: acqua, trasporti, sicurezza, rifiuti ed energia pulita.

In questi anni abbiamo insistito molto, e continuiamo a farlo, affinché lo Stato recuperi le periferie, investa in queste aree e si prodighi per la garanzia del diritto alla città, punto fondamentale di una vita dignitosa di quei cittadini che oggi si sentono “fuori dal mondo”.

Il mio impegno nel sollecitare la politica allo stanziamento dei finanziamenti fondamentali per la riqualificazione delle periferie si è concretizzato in tante interrogazioni, un’azione da “fiato sul collo” nei confronti del governo che avrebbe dovuto urgentemente distribuire i 500 mln di euro previsti nella legge di stabilità 2016 . Nella stessa direzione va il mio impegno nella lotta all’abusivismo edilizio, caratterizzato profondamente dal sostegno della pianificazione urbana che diviene SEMPRE pianificazione sociale. Opponiamoci al degrado! Sappiamo che governare le città è un compito complesso ma la soluzione non è l’aumento dei controlli della polizia in queste aree lasciate a loro stesse! La criminalità è il prodotto dell’abbandono: riprendiamo queste aree, reintegriamole in un piano di sviluppo organizzato, integrato, e ridiamo la dignità ai cittadini, questa è la soluzione!

http://palermo.blogsicilia.it/periferie-urbane-degradate-m5s-16mila-persone-dimenticate-allo-zen/349142/

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