Passano i governi ma le infrastrutture siciliane sono sempre fatiscenti.

  • 11 dicembre 2016
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Come per i rifiuti, parlare di strade ed infrastrutture in Sicilia significa spesso confrontarsi con veri e propri metri di gomma fatti da comunicati stampa e conferenza stampa che sembrano avviare un nuovo modus operandi, purtroppo basta aspettare pochi mesi per accorgersi che nulla cambia.

Attraverso le attività svolte alla Camera dei Deputati ed il continuo impegno politico profuso, a livello nazionale e locale in materia di infrastrutture e trasporti, sono diverse le azioni che sono state intraprese per favorire gli interventi di manutenzione di strade e ferrovie e, più in generale, per assicurare un effettivo e concreto rilancio del comparto infrastrutturale stradale della Regione Siciliana.

Come è noto, ancora permane un significativo e non irrilevante gap infrastrutturale tra le varie aree del nostro Paese ed il Mezzogiorno – nonostante i buoni propositi delle Istituzioni Nazionali e Locali ed il sostegno derivante dall’utilizzo degli strumenti finanziari della Politica di Coesione dell’Unione Europea – appare tutt’ora penalizzato e fortemente in ritardo rispetto alle Regioni del Centro-Nord.

Il sistema dei trasporti italiano infatti – ed in particolare quello del Mezzogiorno – presenta una rilevante carenza di connessioni sia per gli spostamenti dei passeggeri da e per i centri di maggiore attrazione sia tra ferrovie, porti, aeroporti e strade ed un limitato sviluppo dell’intermodalità strada-rotaia e mare-rotaia.

Le reti di trasporto ferroviario, rispetto a quelle degli altri Paesi dell’Unione europea, non sono attualmente in grado di soddisfare, in termini di qualità, le aspettative ed i bisogni della popolazione con il risultato di una scarsa propensione all’utilizzo del mezzo ferroviario soprattutto nel campo del trasporto delle merci.

La rete ferroviaria della Sicilia, in particolare, pur rappresentando la rete ferroviaria insulare più estesa del bacino mediterraneo presenta, nella maggior parte dei casi, dei tracciati obsoleti nonché linee dismesse, smantellate o incompiute, che appaiono del tutto inadeguate alle attuali esigenze sociali ed economiche del territorio siciliano. A tal riguardo, occorre ricordare che, in Sicilia, su una rete ferroviaria di 1.379 chilometri, solo poco più del 13 per cento (ovvero, circa 190 chilometri) ha il doppio binario (presentando la restante parte un binario unico) e, per ciò che concerne l’alimentazione, l’isola può contare su 800 chilometri di linee elettrificate ed addirittura 578 chilometri di linee non elettrificate, senza considerare la vetustà del materiale rotabile e la presenza dei treni in servizio, ormai troppo vecchi e non più efficienti.

In ordine, poi, alle condizioni della suddetta rete ferroviaria si rilevano numerose problematiche, la maggior parte delle quali sono da ricollegarsi ad un diffuso, e ad oggi non ancora risolto, stato di abbandono, malfunzionamento, degrado e pericolosità dei tracciati, spesso privi di qualsivoglia attività manutentiva e di ristrutturazione: basti pensare, infatti, che oltre il 20 per cento della rete (equivalente a circa 300 chilometri) risulta interrotto e, complessivamente, sono ben 28 le linee ferroviarie presenti sul territorio rispetto alle quali emergono particolari criticità e che sono chiuse al traffico o, addirittura, incompiute.

Sono molti i tratti ferroviari sul territorio siciliano che non godono di particolare attenzione da parte del decisore pubblico:
– il raddoppio della Catania-Palermo – che doveva essere l’unica linea ad alta velocità – sembra interrompere il suo percorso veloce da Catania a Raddusa-Catenanuova (ed il rimanente tracciato, anche se verrà ammodernato, resterà a binario unico);
– proseguono i lavori sulla Cefalù-Castelbuono ma non ci sono notizie in ordine al completamento della dorsale Tirrenica tra Castelbuono e Patti;
– il raddoppio Giampilieri-Fiumefreddo, già finanziato nel 2005 con 1970 milioni di euro, non è stato ancora realizzato ed, anzi, dovrà essere riprogettato;
– Il raddoppio di 2 chilometri della Catania Ognina-Catania Centrale, che doveva essere consegnato ad aprile del 2016, risulta ancora non ultimato.

Stessa sorte, poi, per alcune linee chiuse per crolli, smottamenti ed ammodernamenti e, ad oggi, non ancora riaperte, tra le principali:
– la Caltagirone-Gela, chiusa dall’11 maggio 2011 per il crollo di alcune arcate del ponte ferroviario – finito di demolire nell’ottobre 2014 – e tutt’ora chiuso al transito,
– la Gela-Canicattì, chiusa per ammodernamenti da oltre un anno
– ancora non aperta alla circolazione ferroviaria per i collegamenti veloci tra Ragusa-Caltanissetta-Palermo
– l’Alcamo-Trapani via Milo, chiusa per smottamenti dal 25 febbraio 2015 e per la quale non sono attualmente prospettati intereventi di riapertura.

A tal proposito, occorre anche sottolineare che, l’itinerario AV/AC Palermo-Catania-Messina rientra nel quadro degli investimenti infrastrutturali strategici previsti dalla legge “Sblocca Italia” (opera identificata come prioritaria, in ambito nazionale e, tra l’altro, compresa nel Corridoio Scandinavia – Mediterraneo della rete Trans European Network TEN-T) e che già nel settembre 2009 erano stati trovati i 30 milioni necessari per la velocizzazione e l’ammodernamento della Catania-Palermo (Contratto di programma 2007-2011 “Opere in Corso”).

Di non poco conto, peraltro, le criticità connesse a profili di natura geologico-ambientale e di protezione civile: buona parte delle infrastrutture ferroviarie della regione Sicilia, infatti – e, più precisamente, quelle che sono state progettate e realizzate prima dell’entrata in vigore delle norme per le costruzioni nelle zone sismiche – debbono considerarsi come opere dall’elevato grado di vulnerabilità su un territorio, quello siciliano, che di per sé già risulta caratterizzato da un alto indice di franosità e sul quale si verificano, anche molto frequentemente, fenomeni di dissesto idrogeologico.

Situazione molto simile, e dunque per nulla positiva, anche per ciò che concerne lo stato della rete stradale insulare: gli smottamenti, i crolli e le interruzioni di autostrade, strade statali e strade provinciali, infatti, non fanno che confermare l’inadeguatezza, ed in qualche caso l’assoluta carenza, degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle opere infrastrutturali. L’indifferenza delle Istituzioni ed il conseguente stato di abbandono del territorio stanno determinando enormi disagi di natura logistica ed economica alla collettività che, ora più che mai, deve poter ricevere risposte concrete in ordine alle problematiche connesse all’attuale sistema dei trasporti. Gli interventi di ripristino e rinforzo strutturale, di miglioramento sismico e funzionale, di consolidamento delle fondazioni e di protezione dal dissesto idrogeologico finalizzati ad innalzare i livelli di sicurezza della rete siciliana sono ormai indispensabili e, mai come in questo momento, attesi.

Ancora molti i nodi da sciogliere e le criticità da sanare: dalla presenza di fenomeni di evidente squilibrio nella dotazione infrastrutturale tra macro-aree del Paese, al ridotto sviluppo dell’intermodalità tra settore ferroviario, stradale, portuale ed aeroportuale; dalla scarsa valutazione da parte degli utenti della qualità dei servizi di trasporto ferroviario (dovuta anche ad una percentuale inferiore alla media europea di linee a doppio binario) alla prevalenza di opere stradali risalenti nel tempo che necessitano di una importante azione di manutenzione.

Nell’ottica del perseguimento di obiettivi di efficientamento e potenziamento tecnologico delle infrastrutture, tesi ad offrire un servizio più completo ed efficiente che tenga conto delle esigenze delle persone, dei rapporti commerciali e del turismo – ed in considerazione della immediata disponibilità delle risorse finanziare previste dal Piano Operativo FSC 2014-2020 e dal decreto “sblocca Italia” – è indispensabile che le istituzioni tutte, centrali e locali, si adoperino, sin d’ora, per promuovere una seria attività di pianificazione e programmazione degli interventi da mettere in campo per la sicurezza stradale e ferroviaria.

In un quadro nel quale ancora si registra una forte carenza di un comparto infrastrutturale tecnologicamente avanzato non possiamo pensare, dunque, che sia possibile assicurare, per esempio, il ripristino ed il potenziamento delle linee ferroviarie che attualmente risultano in stato di abbandono e chiuse al traffico o un’adeguata attività di manutenzione, ordinaria e straordinaria, delle strade che presentano un elevato livello di pericolosità senza che si provveda, preliminarmente, alla predisposizione di un cronoprogramma degli interventi da eseguire ed alla conseguente individuazione di un ordine di priorità delle opere da realizzare tra quelle già finanziate; il Mezzogiorno ha estremo bisogno di infrastrutture efficienti e funzionanti, finalmente all’altezza degli standard europei. Facciamo in modo che tali opere tornino finalmente ad essere un motore di crescita e sviluppo per il nostro Paese, un servizio prestato a favore dell’intera collettività, ma siamo contemporaneamente cosciente che se l’attuale classe politica e dirigenziale della regione ha ridotto questi disastri, dovrebbe semplicemente ammettere il suo fallimento anche in questo settore e lasciare spazio a chi è fortemente determinato ad occuparsi di questa terra abbandonata a se stessa da troppo tempo e su troppe questioni.

Di seguito, i link ai principali atti di sindacato ispettivo presentati alla Camera dei deputati in materia di infrastrutture siciliane:
– Efficienza e manutenzione delle infrastrutture di trasporto in Sicilia: Risoluzione approvata all’unanimità dalle Commissioni VIII e IX della Camera dei Deputati sul crollo del viadotto Himera sull’autostrada A19. L’atto impegna il Governo ad adottare immediati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, di controllo e monitoraggio del territorio e dei fenomeni di dissesto idrogeologico e di potenziamento e rilancio dell’attuale comparto ferroviario a supporto dello sviluppo degli assi passeggeri e dei corridoi merci, ma soprattutto “a provvedere entro giugno 2017, al completamento dei lavori per la ricostruzione del viadotto”…abbiamo seri dubbi che ciò avvenga. Ricordo che il 30 aprile è stata inaugurato in pompa magna il viadotto impera che ara rimasto in piedi
– Comparto ferroviario Regione Siciliana
– Trasporto ferroviario Trapani-Alcamo La chiusura di questa arteria ferroviaria ed il suo mancato ripristino stanno creando un grave danno alla mobilità dell’utenza pendolare che si trova costretta a raggiungere Trapani in bus sostitutivo dalla diramazione di Alcamo o via Castelvetrano allungando la percorrenza di circa 70 chilometri e di oltre 35 minuti oppure in treno con una tratta che dura quasi quattro ore poiché il treno – a causa dello smottamento di circa un km di binari – è costretto a girare tutto attorno alla provincia di Trapani.
– Opere incompiute
– Raddoppio del tratto Fiumetorto – Cefalù – Castelbuono:
– Passaggio a livello isola delle Femmine

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