Piani Comunali di Protezione Civile tra adempimenti, prevenzione ed informazione.

  • 26 gennaio 2017
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I fatti tragici delle ultime settimane, emergenza maltempo e terremoto, hanno riportato l’attenzione (anche del pigrissimo legislatore) sul ruolo centrale che la protezione Civile ricopre nel nostro Paese.

La Sicilia non è certamente esente da pericoli, basterebbe ricordare la schizofrenica alternanza tra siccità e nubifragi per focalizzare l’interesse collettivo sull’argomento.

Per questi buoni e tristi motivi, alcuni giorni fa, ho “bussato” alla porta del comune di palermo e del dipartimento generale della Protezione Civile siciliana con quello che il linguaggio della burocrazia definisce un “accesso formale a documenti amministrativi”, in soldoni, tanto per chiamare le cose con il loro nome, ho chiesto al comune di Palermo (per mezzo del Segretario Generale Comunale) ed al dirigente generale Ing. Calogero Foti, copia dei documenti del Piano di protezione Civile, in vigore, nel territorio del Comune di Palermo.

Si vede che il clima (non solo atmosferico) è cambiato, qualcuno la chiama sindrome dell’imponderabile, altri eccesso di zelo, sta di fatto che a 24 ore di distanza dalla mia richiesta, il DRPC, Dipartimento della Protezione Civile della Regione Siciliana, l’Ing. Calogero Foti, ha invitato tutti i 390 comuni dell’isola a rimettersi in riga dotandosi o aggiornando il piano di protezione civile previsto dalla norma vigente (Legge n. 225/92). La legge è chiarissima, sono i sindaci i soggetti chiamati direttamente a svolgere gli interventi di prevenzione, a valutare le ipotesi di rischio e a dotarsi per l’appunto di piani comunali di emergenza. Il Dirigente nella richiesta è stato chiarissimo, è necessario pubblicare:

  • lo stato dei piani di protezione civile;
  • le risorse umane, di materiali, di mezzi adeguati e di attrezzature efficienti di cui ogni Comune dispone o può disporre direttamente o indirettamente anche tramite accordi con le realtà locali;
  • le modalità di impiego e attivazione, anche in convenzione, delle Organizzazioni di volontariato di protezione operanti nei rispettivi territori”.

Naturalmente, non è un fatto personale, non vedo l’ora di mettere gli occhi su quelle carte. Dico però che la nostra regione Siciliana ha avuto 25 anni di tempo, cioè una era politica, per adeguarsi alla norma ed ad oggi i dati non sono confortanti; analogamente non è confortante sentire un sindaco che alla domanda “ma lei in caso di emergenza, in qualità di sindaco, cosa farebbe?” rispondere che “inviterebbe le persone a restare a casa ed a chiudere le scuole!”. Non dico che la risposta sia sbagliata ma credo che un sindaco abbia il dovere di far conoscere, prima che certe situazioni si manifestino, a tutti i suoi cittadini come comportarsi in casi particolari, talvolta può essere necessario restare in casa ma talvolta può essere fondamentale sapere dove ritrovarsi o dove non sostare al fine di non ostacolare le attività di soccorso o organizzazione di una comunità in stato di emergenza oppure far sapere ai cittadini quali sono le cose essenziali che ogni famiglia deve avere a portata di mano per resistere almeno a 2 giorni di disagio (che può essere di varia natura: inquinamento atmosferico, mal tempo, eventi calamitosi, siccità, secchezza, allagamenti, ecc). Così come anche un sindaco dovrebbe essere in grado sapere puntualmente (oltre che essere cmq previsto dalle norme, anch’essa disattesa) il livello di sicurezza sismica degli edifici “sensibili” della pubblica amministrazione, che non sono certo solo le scuole ma anche gli ospedali, le carceri, i centri per gli anziani, ecc. Immagino Piani Comunali di Protezione Civile pubblicati nelle home page dei siti istituzionali dei comuni, immagino planimetri digitali accessibili con facilità al personale addetta ai soccorsi, immagino esercitazioni (almeno annuali) organizzate ed eseguite per quartieri nelle varie città; immagino che tutti i cittadini sappiano quali sono i comportamenti base da tenere in caso di emergenza. E’ fantasia? Mi auguro che un giorno il nostro paese sia governato da tanti buoni amministratori locali che si pongano tra i loro primi obiettivi azioni concrete volte ad informare e coinvolgere i cittadini verso queste buone pratiche.

In questo obiettivo infine le tecnologie ci possono dare un grande aiuto sia in termini di semplificazione che in termini di accesso alle informazioni e per questo motivo mi fa piacere citare l’esperienza di Vicenza che ha avviato in pochi anni il database territoriale GEODBT (regolamentato dal “Catalogo dei Dati Territoriali Specifiche di Contenuto per i Database Geotopografici allegato al DM 10/11/2011”, che però ha nel suo interno delle strutture che lo appesantiscono e lo rendono poco sostenibile tanto che se rimanesse questa impostazione si viene a corre il rischio di non utilizzo da parte degli enti locali , specialmente i medio piccoli, perdendo così una favorevole opportunità di conoscenza del territorio visto anche come continuità territoriale fra i comuni) che si sta rilevando un indispensabile strumento di monitoraggio del territorio, in grado di fornire servizi a basso costo al funzionamento degli enti locali, ai cittadini e agli enti superiori, protezione civile, ecc., in termini di cartografia digitale, a condizione però che gli enti locali, che sono i luoghi dove nasce e viene aggiornata l’informazione territoriale, siano messi nelle condizioni sostenibili di poterlo fare. Alla fine dell’anno scorso l’Agid (Agenzia per l’Italia Digitale) ha avviato per la prima volta, un’Istruttoria di correzione e modifica dell’allegato al DM 10/11/2011 istituendo il Gruppo di Lavoro 2 (Gdl2).

Non mi resta che pazientare qualche settimana per vedere il piano in vigore del comune di Palermo che addirittura si è premurato a fare comunicati stampa facendo credere che il comune sia dotato di un Piano di Protezione Civile, io credo che non ci sia (o meglio che ve ne sia uno scaduto del 2001), a breve vedremo se mi sbaglio!

 

PS:

Alla Camera dei Deputati in questo momento si sta discutendo il Decreto Legge Mezzogiorno in cui all’art. 7 sono stati inseriti diversi emendamenti (da tutti i gruppi parlamentari), per tale motivo ho predisposto un ulteriore emendamento (oltre a quelli appositamente destinati alle procedure per il G7) destinato a far pubblicare sulle home page dei siti istituzionali dei comuni il Piani Comunali di Protezione Civile affinché tutti i cittadini vi possano accedere ed informarsi sulle buone pratiche.

 

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