Sentenza TAR sulle discariche abusive: le multe sono per Palazzo Chigi e chi non ha fatto le bonifiche.

  • 13 marzo 2017
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Mentre siamo sempre in attesa di conoscere l’ammontare della quarta multa semestrale per la mancata bonifica delle discariche abusive (l’Italia, per ora, ha versato già 141 milioni di euro alla Commissione europea), lo scontro tra il Governo (in particolare il MEF) e gli enti locali è passato dalla Conferenza Unificata alle aule dei Tribunali amministrativi. Materia del contendere: chi deve pagare le sanzioni?

Il Tar del Lazio con una serie di sentenze con le quali ha accolto i ricorsi proposti dalla regione Friuli Venezia Giulia e dai comuni di Leonforte, Paterno’, Siculiana, Racalmuto e della Spezia, ha disposto che nessuna azione di rivalsa dovrà essere esperita dallo Stato su regioni e comuni dopo la condanna milionaria inflitta al nostro Paese dalla Corte di giustizia dell’Unione europea per non esserci adeguati alla direttiva rifiuti sulle discariche ‘abusive’ situate nel territorio italiano. Tale giudizio è giustificato poiché – con chiara evidenza del corpus normativo in materia – si richiede lo svolgimento di una fase propedeutica a quella dell’esercizio dell’azione di rivalsa, vale a dire l’individuazione delle relative responsabilità, che postulano il mancato esercizio del potere di provvedere, e che possono astrattamente sussistere sia in capo allo Stato sia in capo alle Regioni sia in capo agli enti locali.

In parole povere i Tribunali amministrativi sottolineano che prima di attivare il procedimento di rivalsa bisognava avviare un’attività per accertare la sussistenza della responsabilità dei comuni coinvolti e delle regioni caso per caso e con apposita istruttoria, in contraddittorio con gli stessi, e, accertato se sia dovuto, avrebbe dovuto procedere, sempre in contraddittorio, alla ripartizione delle responsabilità fra i livelli coinvolti. Questo perché per l’individuazione delle relative responsabilità assumono rilievo gli artt. 250 e 252 del T.U. in materia ambientale (D.lgs. n. 152 del 2006).

L’art. 250 sancisce che, qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’art. 242 (misure necessarie di prevenzione nelle zone interessate dalla contaminazione, indagine preliminare sui parametri oggetto dell’inquinamento ed attività successive) sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione, secondo l’ordine di priorità fissato dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica.

L’art. 252, comma 4, invece, stabilisce che la procedura di bonifica di cui all’art. 242 dei siti di interesse nazionale è attribuita alla competenza del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Quindi esistono dei casi in cui il responsabile è lo Stato, da qui la sentenza del Tar che chiede una istruttoria prima di procedere all’eventuale attivazione del procedimento di rivalsa. Detto questo appare evidente che parliamo di una procedura di infrazione aperta nel 2003, e di una prima condanna della Corte di giustizia datata 2007, quindi i poteri sostitutivi potevano (e dovevano) essere attivati prima!

Dopodiché ritornando alla domanda su chi deve pagare, la nostra posizione è molto chiara ed è stata avanzata attraverso atti ufficiali: le sanzioni devono essere versate da coloro che negli anni hanno ricoperto ruoli riguardanti la materia in oggetto, quindi non puntiamo il dito genericamente contro lo Stato o contro gli enti locali ma denunciamo (e lo abbiamo già fatto) funzionari, amministratori locali, ministri e politici che con le loro omissioni hanno causato un ingente danno erariale!

Proprio per questo più che il Tar attendiamo le varie procure regionali della Corte dei conti.

A pagare non devono essere i cittadini ma coloro che non hanno attivato i processi di bonifica.

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