Un altro incendio nella zona industriale di Carini. In Sicilia non si fa nulla per la qualità dell’aria

  • 3 maggio 2017
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Non si è ancora spento l’incendio divampato nel tardo pomeriggio di ieri alla Sidermetal di Carini (Palermo). Si tratta dell’ennesimo episodio di questo genere (l’ultimo si è verificato lo scorso marzo presso l’inceneritore EcoFarma, a causa di alcune batterie al litio che sono finite tra i rifiuti ospedalieri) nell’area industriale di Carini. Nonostante il ripetersi di questi eventi dannosi non si provvede ad alcuna misura di monitoraggio del territorio (necessario al pari dei controlli della qualità dell’aria). Data la situazione sarebbe infatti opportuno procedere a controlli su piante e terreni per verificare l’entità della ricaduta delle polveri al suolo, considerata la vocazione agricola e residenziale delle zone circostanti all’area industriale di Carini e la presenza di altre fonti di emissioni inquinanti come l’Italcementi di Isola delle Femmine.

A comporre questo quadro desolante si aggiunge la procedura di infrazione che riguarda i piani regionali sulla qualità dell’aria e che pochi giorni fa è stata oggetto di richiamo ufficiale da parte della Commissione Europea. La Regione Siciliana ha un piano sulla qualità dell’aria che però tiene chiuso nei cassetti, nonostante l’inutile apprezzamento da parte dell’Assemblea Regionale, che nulla ha messo in atto perché il piano venga effettivamente adottato e reso operativo.

 La qualità dell’aria è un fattore troppo importante per la salute dei cittadini e l’approssimazione con cui viene affrontato il fenomeno delle emissioni inquinanti in Sicilia rende manifesta l’inadeguatezza della attuale classe politica regionale, che ha dato il peggio di sé anche in occasione dell’approvazione della manovra finanziaria, recentemente avvenuta.

 

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