Indice di respirazione dinamico e percolato: è necessario monitorare le discariche per tutelare la salute pubblica

  • 15 giugno 2017
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La questione posta con la mia nuova interrogazione è di per sé molto tecnica, tuttavia è importante giacché riguarda il corretto smaltimento in discarica ossia l’inquinamento che ne deriva.

Innanzitutto, una necessaria premessa: l’indice di respirazione dinamico è un parametro che, in sintesi, misura la putrescibilità dei rifiuti. Maggiore è questo fattore più è elevata la biodegradabilità quindi, una volta smaltito il rifiuto in discarica, superiore sarà la formazione del percolato. In parole povere inquinerà di più. Per questo il Decreto del Ministero dell’Ambiente del  27/09/2010 – recante definizione dei criteri di ammissibilità in discarica, aggiornato con il DM del 24/06/2015 – stabilisce che i rifiuti che possono essere smaltiti debbano avere un indice di respirazione dinamico non superiore a 1000 mgO2/kgSVh.

Ora facciamo un passo indietro: la direttiva 1999/31/CE vieta il conferimento in discarica di quei rifiuti non sottoposti a trattamento. In parole povere negli invasi non si può smaltire il cosiddetto “tal quale” (della famiglia dei codici CER 20) poiché questo tipo di rifiuto non sottoposto a nessuna trasformazione produce molto percolato avendo un indice di respirazione molto al di sopra di 1000 mgO2/kgSVh.

L’Italia per adeguarsi a tale direttiva ha fatto molta fatica, c’è voluta la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, del 15 ottobre 2014, sul caso Malagrotta affinché qualcosa cambiasse. Oggi, infatti, le discariche presenti sul nostro territorio non possono più smaltire tal quale ossia rifiuti con codice CER 200301. Purtroppo però nei fatti non tutto è stato risolto, vediamo perché.

Il rifiuto urbano indifferenziato raccolto dai cassonetti deve passare, prima di essere smaltito in discarica, attraverso un impianto di trattamento (o un TMB o un trito vagliatore con successiva bioessiccazione). Questi macchinari trasformano il rifiuto urbano (famiglia di codice CER 20) in rifiuto speciale che, al netto della parte secca, risulta essere: scarti (CER 191212) e parte di rifiuti urbani e simili non compostata (CER 190501) o compost fuori specifica (CER 190503).

Questi rifiuti speciali, anche per l’Europa, possono essere smaltiti in discarica poiché il trattamento ha portato un cambiamento delle caratteristiche chimico fisiche del rifiuto stesso e quindi si presume che la carica inquinante sia diminuita di molto. Ma è davvero così?

In realtà questo è vero quando un impianto di trattamento funziona bene e quando la parte umida residua ha il tempo necessario per stabilizzarsi affinché l’indice di respirazione dinamico scenda al disotto di 1.000 mgO2/kgSVh. Purtroppo non è sempre così. Anzi quasi mai. Basta riportare quanto detto dal Direttore generale di Arpa Lazio, Marco Lupo, dinanzi alla Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nell’audizione del 13 ottobre 2016: “Una seconda tipologia di controllo straordinario che abbiamo avviato sempre su richiesta della regione Lazio dai primi del mese di agosto riguarda invece la funzionalità e l’efficacia dei trattamenti attuati dagli impianti di trattamento meccanico- biologico di tutta la regione. [..] È chiaro che questa è una verifica più complessa, perché necessita non solo di sopralluoghi e verifiche documentali, ma anche di verifiche analitiche e laboratoristiche, quindi richiederà tempi più lunghi, però posso anticiparvi che laddove abbiamo effettuato controlli anche parziali sono state riscontrate criticità relative all’indice respirometrico dinamico potenziale raggiunto dal trattamento, che non rispetta quello della normativa per l’ammissibilità dei rifiuti in discarica. Sapete che l’indice respirometrico dovrebbe essere al di sotto di 1.000, mentre noi abbiamo rilevato valori anche superiori a 4.000 .”

La situazione in Sicilia è anche peggio poiché non solo esistono pochi impianti di trattamento meccanico biologico ma per far fronte alle continue emergenze è stato diminuito finanche il tempo di essiccazione del rifiuto umido con conseguente aumento dell’indice di respirazione e quindi maggiore formazione di percolato. Per non parlare dei diversi tritovagliatori a bocca di discarica presenti sul territorio siciliana che rasentano la preistoria in materia di trattamento dei rifiuti.

Questi fatti riportati mi hanno spinta a presentare un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente al fine di sapere:

  1. a) se i rifiuti speciali – con codice CER 191212, 190501, 190503 – smaltiti presso le discariche italiane abbiano un indice di respirazione dinamico non superiore a 1000 mgO2/kgSVh così come previsto dal D.M. 27 settembre 2010 e s.m.i.
  2. b) se non ritenga opportuno avviare un’indagine conoscitiva riguardante tutte le discariche italiane al fine di accertarsi che, dopo il trattamento, i rifiuti solidi urbani conseguono un indice respirometrico dinamico non superiore a 1000 mgO2/kgSVh.

Sono questioni molte tecniche tuttavia importanti per la salvaguardia dei nostri territori, dietro un codice o un indice si nascondono questioni ambientali di primaria importanza, la cui portata non va per nulla trascurata.

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