Riduzione dei fondi europei: la Sicilia rischia di perdere 380 milioni di euro

  • 16 giugno 2017
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Mentre assistiamo alla diatriba in corso tra il presidente Crocetta e il suo assessore al Bilancio Pistorio, costituita da un botta e risposta a mezzo stampa che ha il sapore della farsa, i siciliani stanno per subire l’ennesimo danno derivante dalla inadeguatezza della propria classe politica. Anziché rinfacciarsi reciprocamente indagini, battute inopportune e scorrettezze, Crocetta e Pistorio potrebbero impegnarsi a risolvere i problemi cronici della regione, che durante il loro governo non hanno fatto altro che aggravarsi.

Diciamoci la verità, 380 milioni di euro non sono bruscolini, soprattutto per una Regione come quella siciliana che, da lustri, vive una situazione economica molto grave. Pur tuttavia sembra che la decisione della Commissione europea, del 17 dicembre 2015, abbia suscitato poco clamore. Eppure Bruxelles, attraverso l’atto C(2015) 9413, ha deciso di ridurre il contributo finanziario relativo al POR Sicilia (2000-2006), di 379.730.431,94 euro (di cui 265.811.302,29 euro a carico del FSE).

Tale decisione è conseguente ai vari audit che, a partire dal 2005, la Commissione ha effettuato, all’esito dei quali ha riscontrato gravi carenze nella gestione e nei controlli dell’intervento finanziario nonché varie irregolarità in diverse operazioni (alcune accertate dall’OLAF – organismo anti frode).

Da quanto si apprende, quindi, la Commissione europea avrebbe preso la decisione C(2015) 9413 per le seguenti irregolarità riscontrate: a) operazioni relative a progetti presentati dopo la scadenza del termine di presentazione delle domande di partecipazione; b) spese di personale non correlate al tempo effettivamente impiegato per i progetti; c) consulenti esterni privi delle qualifiche richieste; d) giustificativi di spesa insufficienti; e) spese non attinenti ai progetti; f) esecuzione delle attività non conforme alla descrizione dei progetti; g) violazione delle procedure di appalto e di selezione di docenti, esperti e fornitori.

Lo Stato italiano ha impugnato davanti al Tribunale UE la predetta decisione, chiedendone l’annullamento in parte per ragioni sostanziali (quali il travisamento dei fatti e un’asserita violazione del principio di proporzionalità) e in parte per ragioni formali (carenza di motivazione).

Aspettiamo che il Tribunale si esprima, qualora dovesse confermare quanto deciso dalla Commissione europea  ci troveremmo di fronte all’ennesimo evidente danno erariale. Parliamo di 380 milioni di euro, una cifra enorme che, per colpa di chi doveva gestire e controllare, rischiamo di perdere. Per questo sono pronta, attraverso un esposto, a rivolgermi per l’ennesima volta alla Magistratura contabile affinché questi mancati rimborsi non vengano compensati dai soldi degli ignari cittadini.

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