Ecco a voi la leggina per ingolfare le procure.

  • 13 settembre 2017
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In questi giorni, a mezzo stampa, si è cercato di ricostruire quello che è successo in regione siciliana sul tema dell’abusivismo edilizio.

Dopo i proclami da campagna elettorale che hanno ripreso argomenti cari a chi di tornare ad un sistema di legalità vuole trovare eccezioni e fantomatici regolamenti, si è passati, purtroppo ai fatti.

In regione si è votato il collegato alla legge finanziaria che è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale regionale il 25 agosto 2017. In premessa sottolineo che nessun comunicato stampa di nessuna forza politica ha sollevato una qualche criticità o disappunto rispetto a qualche contenuto della norma approvata.

Ma andiamo adesso ai fatti cercando di ricostruire quello che è accaduto, o meglio, cercando di ricostruire quello che il pessimo sistema di monitoraggio delle votazioni della regione siciliana ci consente di ricostruire (a differenza del parlamento nazionale dove ogni singola votazione di ogni singolo deputato o senatore è rintracciabile).

La norma da me criticata è quella che introduce nella L.R. 16/2016 l’articolo 21-bis che nel collegato alla legge finanziaria regionale è stato inserito nell’art. 49 per mezzo dell’emendamenti 73.R subemendato con il 73.R.1 (anche su questa numerazione ci sarebbe da ridire, ma andiamo avanti).

La commissione Ambiente della Regione Siciliana si è riunita il 27 giugno 2017, la seduta è disponibile sul canale YouTube della stessa commissione. In quella seduta la Presidente Maggio ha avviato una discussione (dal minuto 42esimo circa) sull’emendamento 73.R proposto dall’assessore (contro l’Ambiente) Croce. Questo emendamento aggiunge all’originario articolo (che era composto dal solo comma 1) un aggiuntivo comma 2 che affronta il problema del cambio di destinazione d’uso dei sottotetti. A questo emendamento, messo in votazione, i soli deputati del M5S hanno votato contro, ma non questo il testo contestato.

Questo provvedimento, il collegato alla legge finanziaria regionale, finito il suo iter nelle commissioni è quindi arrivato in aula il 9 agosto 2017.

Da questo punto in poi mi preme sottolineare la pessima e per nulla trasparente modalità con cui la regione siciliana gestisce il diritto costituzionale di partecipazione al voto dei parlamentari ed il diritto ad una corretta informazione dei cittadini che vogliono controllare l’operato dei loro rappresentanti nel parlamento regionale.

L’unico strumento a mia disposizione sulle attività dell’aula regionale è la trascrizione stenografica dei lavori dell’aula. Non esiste infatti alcuna registrazione video dei lavori ad eccezione della diretta streaming del CanaleSicilia che stranamente non ha il compito di archiviare o registrare ciò che trasmettono. (16-9-17 mi correggo: la regione trasmette e registra le sedute dell’aula ma sono spezzettate, non sono indicizzate e raramente sono riuscita a vedere i video; CanaleSicilia invece offre un servizio ai suoi utenti ritrasmettendo le sedute quando queste sono trasmesse in diretta streaming).

Leggendo quindi lo stenografico apprendo che in aula è stato presentato un subemendamento, il 73.R.1 (che non è neppure presente nel fascicolo degli emendamenti), che riformula nuovamente l’art. 49 del collegato alla finanziaria e nello specifico aggiunge al comma 2 la norma pro-abusivismo da me contestata. Nello specifico, viene aggiunto un articolo alla legge regionale 16/2016 che recepisce il codice dell’edilizia nazionale (con soli 16 anni di ritardo, ma questa è un’altra storia). Questa norma a mio avviso è incostituzionale per varie ragioni, prima fra tutte che la stessa Regione Siciliana che tanto finge di difendere la sua autonomia costituzionalmente stabilita, rinuncia con questa norma ad una sua prerogativa che è quella del controllo in materia urbanistica dell’attività dei sui enti locali.

Cosa dice nel concreto questa norma? Semplicemente che nel caso in cui i funzionari della pubblica amministrazione (fatta eccezione per gli organi politici quali il sindaco, la giunta ed il consiglio comunale che hanno un ruolo secondario in tema di ordinanze di demolizione) fossero inadempienti relativamente alle ordinanze di demolizione, la regione non ha più il potere di mandare i commissari ad acta. E’ come se la Regione togliesse a se stessa una competenza. Con questa norma quindi i funzionari dei comuni non avranno più alcun timore nel far rispettare le norme e non avranno alcun interesse (oltre a quello personale e morale) a redigere le ordinanze di demolizione; di conseguenza i comuni non metteranno nei loro piano triennali delle opere pubbliche la demolizione delle opere abusive ed infine le stesse regione non potranno più sostituire i comuni (come prevede la norma nazionale) nell’eseguire le ordinanze di demolizione. L’ultimo attore che può quindi far rispettare la norma sarà la procura.

A proposito di procure, in parlamento, a breve, vi sarà il voto finale sulla proposta di legge Falanga che è stata notevolmente migliorata con due miei emendamenti (costituzione di un fondo di rotazione per supportare i comuni nell’eseguire le demolizioni e la banca dati nazionale sull’abusivismo edilizio) ma che all’art. 1 prevede un ORDINE DI PRIORITÀ’ che le procure devono rispettare quando sono loro ad eseguire (in quarta istanza se i proprietari, i comuni e le regioni non effettuano le demolizioni) le demolizioni. Questa norma, nei mesi scorsi è stata fortemente criticata anche dalle procure che temono, giustamente, di vedere ingolfare i procedimenti grazie, da una parte a cavilli legali e dall’altra a impossibilità per le procure di accedere direttamente ad un fondo a supporto della loro attività esecutiva di demolizione degli immobili abusivi.

La mia preoccupazione è quindi quella che se la pessima norma che ha approvato la regione siciliana (nell’assoluto silenzio di tutte le opposizioni) si espandesse su scala nazionale in tutte le regioni, il disegno del Senatore Falanga di bloccare le demolizioni introducendo legalmente “UN’ABUSIVISMO DI NECESSITA’” a norma di legge diverrebbe realtà.

Per tale ragione ho già depositato (e sono in attesa della pubblicazione) un’interrogazione parlamentare con cui chiedo al Primo Ministro, Paolo Gentiloni ed al Ministero degli Interni (che ha la competenza in materia di enti locali) di impugnare questa norma.

Tutte le dichiarazioni politiche in merito sono ormai in ritardo e contraddicono la responsabilità politica dei singoli deputati…il danno è fatto, non c’è più spazio per il mea culpa!

 

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Il Fatto Quotidiano del 12 settembre 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/sicilia-colpo-di-coda-del-governo-crocetta-la-regione-approva-la-legge-pro-abusi-voto-contrario-di-m5s/

 

 

 

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