Art. 27 del codice Edilizia: le responsabilità di comuni e regioni in tema di ABUSIVISMO EDILIZIO.

  • 16 settembre 2017
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Inizierei questo articolo con un invito a leggere nel codice dell’edilizia (DPR 380/2001) l’art. 27 che definisce le azioni di Vigilanza sull’attivita’ urbanistico-edilizia:

1. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale esercita, anche secondo le modalita’ stabilite dallo statuto o dai regolamenti dell’ente, la vigilanza sull’attivita’ urbanistico-edilizia nel territorio comunale per assicurarne la rispondenza alle norme di legge e di regolamento, alle prescrizioni degli strumenti urbanistici ed alle modalita’ esecutive fissate nei titoli abilitativi.

2. Il dirigente o il responsabile, quando accerti l’inizio o l’esecuzione di opere eseguite senza titolo su aree assoggettate, da leggi statali, regionali o da altre norme urbanistiche vigenti o adottate, a vincolo di inedificabilita’, o destinate ad opere e spazi pubblici ovvero ad interventi di edilizia residenziale pubblica di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167, e successive modificazioni ed integrazioni, nonche’ in tutti i casi di difformita’ dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi. Qualora si tratti di aree assoggettate alla tutela di cui al regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, o appartenenti ai beni disciplinati dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, nonche’ delle aree di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il dirigente provvede alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi, previa comunicazione alle amministrazioni competenti le quali possono eventualmente intervenire, ai fini della demolizione, anche di propria iniziativa. Per le opere abusivamente realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, o su beni di interesse archeologico, nonche’ per le opere abusivamente realizzate su immobili soggetti a vincolo o di inedificabilita’ assoluta in applicazione delle disposizioni del titolo II del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il Soprintendente, su richiesta della regione, del comune o delle altre autorita’ preposte alla tutela, ovvero decorso il termine di 180 giorni dall’accertamento dell’illecito, procede alla demolizione, anche avvalendosi delle modalita’ operative di cui ai commi 55 e 56 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

3. Ferma rimanendo l’ipotesi prevista dal precedente comma 2, qualora sia constatata, dai competenti uffici comunali d’ufficio o su denuncia dei cittadini, l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalita’ di cui al comma 1, il dirigente o il responsabile dell’ufficio, ordina l’immediata sospensione dei lavori, che ha effetto fino all’adozione dei provvedimenti definitivi di cui ai successivi articoli, da adottare e notificare entro quarantacinque giorni dall’ordine di sospensione dei lavori. ((Entro i successivi quindici giorni dalla notifica il dirigente o il responsabile dell’ufficio, su ordinanza del sindaco, puo’ procedere al sequestro del cantiere)).

4. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, ove nei luoghi in cui vengono realizzate le opere non sia esibito il permesso di costruire, ovvero non sia apposto il prescritto cartello, ovvero in tutti gli altri casi di presunta violazione urbanistico-edilizia, ne danno immediata comunicazione all’autorita’ giudiziaria, al competente organo regionale e al dirigente del competente ufficio comunale, il quale verifica entro trenta giorni la regolarita’ delle opere e dispone gli atti conseguenti. 

I dati sull’abusivismo edilizio, è noto, sono drammatici, sia per quel che riguarda gli aspetti di legalità sia per quel che riguarda il numero di cittadini che coinvolge.

Dire però che esiste un “abusivismo di necessità” o che esistono diversi tipi di abusivismo oppure dire che ci son rami della pubblica amministrazione che non hanno competenza o responsabilità diretta sul tema è un errore (non volendo usare altri termini) che un rappresentante delle istituzioni non può permettersi, eticamente, moralmente e giuridicamente. Ma se fosse vero che comuni e regioni non hanno competenze specifiche, vorrebbe quindi dire che l’allarmante situazione di illegalità (e di rischio anche idrogeologico) legata all’abusivismo edilizio è colpa delle sole procure che non fanno il loro lavoro? Questo non è un attacco alle procure? Per me si, anche perchè i maggiori responsabili di tale illegalità sono proprio i comuni e le regioni, così come sostengono il procuratore di Reggio Calabria, Gaetano Paci o il Procuratore generale della Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello.

Nella maggior parte dei casi i comuni: controllano poco il loro territorio, non aggiornano gli strumenti di pianificazione, raramente acquisiscono al patrimonio comunale gli immobili abusivi che non rispettano le ordinanze di demolizione, non comunicano alle regioni i dati annuali della loro edilizia abusiva, non applicano le sanzioni previste (con la mia proposta approvata sono entrati a far parte del testo unico dell’edilizia i commi 4-bis, 4-ter e 4-quater dell’art. 31 del DPR 380/2001) per coloro che non demoliscono in autonomia l’abuso. Non sono da meno le regioni che oltre a vigilare decisamente poco sui comuni inadempienti non comunicano al ministero delle infrastrutture i dati sull’abusivismo oppure si inventano nomine ad hoc come quella che la regione siciliana (nell’assoluto silenzio di tutte le opposizioni) ha approvato con la finanziaria poche settimane fa (La Leggina che ingolfa le procure e protegge i comuni inadempienti).

Parlare di abusivismo edilizio non è facile ma abbiamo gli strumenti giuridici (e non fantomatici regolamenti comunali) per affrontarlo…ovviamente se si ha la volontà morale, etica e politica di farlo.

Potrei non scrivere altro, chiunque dichiari che i comuni o le regioni non hanno alcuna competenza in materia di abusivismo edilizio o di emanazione di ordinanze di demolizione dice il falso. Una falsità che a mio avviso dovrebbe avere lo stesso peso della pubblicità ingannevole a danno degli “elettori”. Ritengo inoltre offensivo chi dichiara certe bestialità poiché questo paese, questo bellissimo paese, ha delle norme che vanno rispettate e che (a meno di puntuali ed interessate modifiche fatte negli ultimi anni) hanno una logica, prima tra tutte che ogni dipendente della pubblica amministrazione, qualsiasi livello o ruolo ricopra, ha una specifica responsabilità e contemporaneamente la sua presenza ed il suo comportamento influenzano, nel bene o nel male, il comportamento degli altri colleghi.

Mi voglio illudere che chi ha fatto (o assentito tacendo) certe dichiarazioni le ha fatte per ignoranza in materia ma essendo che non è la prima volta che le sento (anche con qualche correzione tra un passaggio e l’altro) non posso non pensare che sia una precisa volontà comunicativa e quindi anche politica che dovrebbe far riflettere e reagire. Basterebbe anche dare una lettura veloce ai documenti redatti sul tema dalla Corte dei Conti (pag. 23) oppure il rapporto BES 2016 (rapporto sul Benessere Equo e Solidare) in cui si legge che “in Campania, Calabria e Sicilia (nel triennio 2012-2014 il numero degli edifici costruiti illegalmente è stimato in proporzioni variabili fra il 45 e il 60% di quelli autorizzati), nel 2015 la quota sale ancora. I numeri sono talmente allarmanti che non solo si dovrebbe agire per fermare e prevenire ogni nuova edificazione abusiva (in Sicilia su 100 edifici realizzati regolarmente se ne realizzano altri 56 abusivi – vedi colonna 3) ma anche si dovrebbe iniziare a pensare di liberare suolo in primis quello vincolato (vedi colonna 4).

Infine vorrei sintetizzare, per chi ha voglia di conoscere un po questo settore dell’edilizia, i principali ruoli dell’ufficio tecnico comunale. Va subito detto che “i dirigenti dell’ufficio comunale hanno il dovere/potere di vigilanza che si esprime attraverso l’emissione delle ordinanze di demolizione. Ci sono diversi tipi di ordinanze di demolizione”1:

  1. determinazione del dirigente comunale (procedimento amministrativo)
  2. ordinanza del giudice (procedimento penale)
  3. determinazione dell’Ente titolare della tutela (nel caso di aree o beni vincolati)
  4. ordinanze del Prefetto.

Nel primo caso, l’ordinanza deve essere eseguita dal titolare dell’immobile entro 90 gg. Decorsi inutilmente questi 90 gg, verificato con un banale sopralluogo che il proprietario non ha demolito, l’immobile viene acquisito di diritto e gratuitamente al patrimonio comunale. Per questa ragione ho chiesto al governo nazionale di impugnare la norma che la regione siciliana ha votato poche settimane fa poiché nel caso i dirigenti non facciano quanto appena scritto, la regione non ha più il potere di mandare i commissari ad acta a sostituire le inadempienze dei dirigenti; una norma folle che solo la regione siciliana poteva inventarsi e che mi auguro non venga replicata in altre regioni.

La Sicilia non si merita ulteriori illegalità e devastazioni … resto in attesa di sentire parlare di temi che valorizzino la Sicilia e non invece promesse irrealizzabili che nascondono sotto il tappeto problemi in cambio di voti ma che hanno la forza di far disinnamorare ancora una volta la cittadinanza dalla politica e dalla legalità.

Concludo manifestando tutta la mia solidarietà al procuratore aggiunto Ignazio Fonzo che ha ricevuto minacce personali in risposta alla sua attività sul tema dell’abusivismo edilizio ad Agrigento, in quella che per adesso è tra le province più attive per ricondurre alla legalità quel territorio. Bisogna andare avanti per far sapere ai cittadini onesti che costruiscono rispettando le regole che lo Stato è dalla loro parte.

  1. E. Montini, “Gli abusi edilizi”, Maggiori editore, 2014

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