Ferrovie siciliane: 28 linee dismesse o incomplete e l’unica opera su cui si interviene passa da 104 mln a 144 in 5 mesi.

  • 15 dicembre 2017
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Negli sgoccioli di questa XVII legislatura sembra che i ministeri stiano ancora lavorando. Stamattina mi hanno risposto a queste due mie interrogazioni che riguardano il tratto ferroviario Alcamo Diramazione. Una situazione che monitoro da oltre 3 anni e la realtà da terzo mondo. Per chi non conoscesse questa realtà si tratta di un brevissimo tratto di linea ferroviaria (circa 2 km) che ha avuto un piccolo cedimento idrogeologico. La conseguenza pratica di questo cedimento è che se si vuole andare da Palermo (o dall’Aeroporto di Palermo) a Trapani (circa 100 km percorribili in macchina in meno di un’ora), il treno deve percorrere tutta la provincia di Trapani con un tempo di percorrenza di quasi 4 ore…credo che anche uno stupido capirebbe che con questa situazione è inutile parlare di turismo o di trasporto merci a minor impatto ambientale…l’unico strumento resta purtroppo quello delle auto (sempre che con l’arrivo delle piogge non crollino altri ponti e viadotti).
 
La risposta del Governo non è consolante poiché:
 
1) da una parte si dice che in teoria nel 2018 dovrebbero essere affidati i lavori per risolvere (entro il 2023) la criticità di Alcamo Diramazione
2) si dice anche che non sono previsti ulteriori riattivazioni di tratti ferroviari sospesi o dismessi (quindi i 28 TRATTI TUTT’OGGI CHIUSI O INCOMPIUTI RESTERANNO TALI ANCORA PER MOLTO TEMPO vedi interrogazione)
3) ma soprattutto stupisce (spero in un refuso) che il costo dell’opera a luglio 2017 era stimato in 104 milioni di euro ed oggi è passato a 144 milioni di euro…
 
PARE OVVIO, infine, ma mi tocca sottolineare come il risanamento ed il potenziamento delle linee ferroviarie esistenti sul territorio del nostro Paese sia strettamente correlato anche al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’inquinamento e di mobilità sostenibile fissati dalla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici (Cop21); in tal senso, il reindirizzamento degli investimenti dal trasporto su gomma a quello su ferro non può che costituire una efficace leva per il concreto perseguimento degli impegni legati al dimezzamento delle emissioni di CO2 entro il 2030, tenuto conto, in particolare, del fatto che la progressiva elettrificazione delle linee ferroviarie sta generando ottimi risultati in ordine alla complessiva diminuzione dell’impatto ambientale
 
 

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