Emergenza idrica a Palermo: un problema che fa acqua da tutte le parti!

  • 9 marzo 2018
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Mercoledì 7 marzo 2018 è stata pubblicata l’ennesima ordinanza che commissaria un settore della Sicilia. I commissariamenti in sé sono a mio avviso dei fallimenti amministrativi che coinvolgono un gran numero di soggetti ed enti e reputo che non siano risolutivi, visto che i poteri commissariali vengono affidati ai medesimi soggetti ed enti che avrebbero dovuto vigilare e monitorare affinché l’emergenza non si manifestasse.

Nello specifico parliamo della dichiarazione dello stato di Emergenza idrica relativa alla città Metropolitana di Palermo pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 2018. Il commissario designato è, come al solito, il presidente della Regione Siciliana, Musumeci.
Leggendo l’ordinanza i dubbi che mi sorgono non sono pochi, ma provo a procedere con ordine.

LA PRIMA STRANEZZA riguarda lo stato di emergenza in sé che è sancito da una precisa normativa di riferimento, l’art. 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 ed in particolare  commi 1 e 2. Al comma 1 si dice espressamente che:

Al verificarsi degli eventi che, a seguito di una valutazione speditiva svolta dal Dipartimento della protezione civile sulla base dei dati e delle informazioni disponibili e in raccordo con le Regioni e Province autonome interessate, presentano i requisiti di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c), ovvero nella loro imminenza, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, formulata anche su richiesta del Presidente della Regione o Provincia autonoma interessata e comunque acquisitane l’intesa, delibera lo stato d’emergenza di rilievo nazionale …“;

INVECE nelle premesse della Delibera sullo stato di emergenza si parla del “territorio della Città metropolitana di Palermo (che) è interessato da un lungo periodo di siccità, causato dalla eccezionale scarsità di precipitazioni pluviometriche registrate nelle annualità 2016 e 2017” … quindi mi chiedo:

  1. – di quale evento parliamo se i fatti risalgono al 2016 ed al 2017?
  2. – non sarebbe stato opportuno verificare lo stato dei fatti alla luce delle recenti precipitazioni che hanno interessato tutta la regione nelle ultime settimane (anche basandosi sui dati del sito della Protezione Civile Regionale)?

LA SECONDA STRANEZZA riguarda gli scopi della delibera commissariale, poiché nelle premesse della stessa si dice che “è necessario mettere prontamente in atto un piano integrativo per l’attuazione di misure urgenti e straordinarie tra cui il rifornimento idrico con autobotti a fini potabili“! Siamo sicuri che serva un commissario per rimpinguare le riserve idriche? e lo si vuole fare con autobotti di chi? Individuate con che metodo? Affidamento diretto o bando di gara?

LA TERZA STRANEZZA riguarda i fondi messi a disposizione del commissario dell’emergenza.

La delibera parla di:

  • – 500 mila euro da destinarsi alla struttura/personale a supporto del lavoro del commissario che vengono tratti dal fondo appositamente previsto per le Emergenze nel Bilancio dello Stato
  • – una quota massima di ulteriori 3,88 milioni di euro da prendere dal patto per il Mezzogiorno (finanziato con la delibera CIPE 26/2016) per eventuali interventi straordinari diversi dagli interventi sulla rete; la domanda nasce quindi spontanea: quali progetti destinati ad essere finanziati dal Patto per il Mezzogiorno (13,4 miliardi di euro di cui 2,65 m miliardi destinati alla Sicilia) non vedranno la luce poiché saranno dirottati sull’emergenza idrica della città Metropolitana di Palermo?

LA QUARTA STRANEZZA riguarda i tempi ed i modi del commissariamento. Lo stato di emergenza infatti stabilisce che questo durerà 12 mesi con una sola eventuale proroga per ulteriori 12 mesi (ovvero nel 2020, lo stesso anno in cui si chiudono i finanziamenti del patto per il Mezzogiorno). Augurandoci che un fantomatico 1000proroghe non preveda rinvii pluriennali dello stato di emergenza (così come è accaduto con la gestione dei rifiuti siciliana a cui ho messo fine con un mio emendamento al 1000 proroghe del 2014) mi chiedo se già questa ordinanza, che fa risalire le cause dell’emergenza agli eventi del 2016 e del 2017, non avrebbe dovuto/potuto circostanziare una gamma di interventi tenuto conto che lo stesso D.LGS 1/2018 al comma 1 dell’art. 24 stabilisce che la Protezione Civile (che è il soggetto che richiede i fondi al Commissario) dovrebbe aver già fatto una “valutazione speditiva” sul fenomeno e sulle soluzioni da mettere in atto per uscire dallo Stato di emergenza Nazionale; non si trovano infatti significativi riferimenti allo stato di degrado delle dighe (i cui interventi potrebbero essere considerati come infrastrutturali ma che invece sono imputati agli enti gestori delle reti) di approvvigionamento o alla costante perdite di carico e di acqua della rete idrica metropolitana.

Infine, come è noto, l‘emergenza idrica è in buona parte causata dalle continue perdite di acqua da parte della rete di distribuzione; a tal proposito la delibera dice che gli eventuali interventi sulla rete restano a carico del gestore della rete (che negli anni avrebbe dovuto fare quantomeno le manutenzioni ordinarie puntualmente a carico dei cittadini che le pagano in bolletta) ma non mi è per nulla chiaro se il commissario potrà/vorrà intervenire sulla rete ed anticipare i costi sulla stessa per poi farsi rimborsare (entro un termine non ben precisato), oppure se il commissario “ordinerà” ai gestori della rete (che hanno già incassato i contributi dei cittadini) puntuali ed immediati interventi da mettere in atto entro i tempi previsti dallo stato emergenziale.

Non va dimenticato inoltre che negli ultimi due anni nella città Metropolitana di Palermo, molti comuni hanno ceduto all’AMAP (ente che gestisce la rete idrica di Palermo) le proprie reti con una sorta di baratto (a mio avviso del tutto sbilanciato in favore dell’AMAP) ovvero acquistando una singola azione della AMAP SPA. Su questa operazione i dubbi non sono pochi poiché i comuni della provincia sono diventati azionisti di una società la cui struttura finanziaria non è del tutto nota ed infatti non pochi comuni hanno approvato questa operazione con il parere negativo dei rispettivi revisori dei conti (a questo link i comuni che si sono associati ad AMAP).

Cosa fare adesso? be,h da chi si trova dentro le istituzioni in questi due giorni non si è sentita una sola dichiarazione, i cittadini fuori invece sono evidentemente più attenti ed in maniera trasversale monitoreremo tutti gli atti e le azioni di questo commissariamento (che può agire in beffa del codice degli appalti e del codice dell’ambiente) e reputo sempre assurdo identificare come commissario (e l’annessa struttura) qualcuno che fa già parte della stessa struttura amministrativa che negli anni avrebbe dovuto vigilare e monitorare la situazione al fine di prevenire disservizi, sprechi di denaro pubblico e dei cittadini.

 

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